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Scritto da Eleonora Castagna

La fine di maggio ha portato la prima, vera ventata di tepore sulla neo Costantinopoli che, lo scorso anno, ha trascorso un inverno particolarmente rigido. Il caldo tardo primaverile però, non è stato solo meteorologico, ma ha coinvolto anche esistenze in movimento, ed è stato trasportato non solo dalle correnti monsoniche ma soprattutto da fiumane di gente verso il cuore pulsante dell’occidente stambuliota: piazza Taksim. Immediatamente, anche in questa enorme manifestazione popolare, si sono palesate le peculiarità del popolo turco: urlante e compatto in un primo momento, perché guidato con maestria dalle schiere militaresche degli ultras delle tifoserie calcistiche, e diviso, nel momento in cui si è trattato di separare le zone del parco occupato.

Le stradine dell’ormai celeberrimo Gezi Park si sono presto trasformate in crocevia di piccole bancarelle ambulanti che sin dal primo giorno sono state rifornite per rendere disponibile allo stuolo di occupanti ogni cosa: già durante le marce iniziali e i cortei, ragazzini pedalavano veloci tra la folla proponendo limoni e latte per alle viare i sintomi provocati dal gas lacrimogeno al grido di “bir lira!”, una sola lira (...)

Scritto da Roberta Garieri

Egli dedusse che persone desiderose di addestrare questa facoltà (la memoria)

devono scegliere alcuni luoghi e formarsi immagini mentali delle cose che deside-
rano ricordare, e collocare quelle immagini in quei luoghi, in modo che l’ordine dei

luoghi garantisca l’ordine delle cose, le immagini delle cose denotino le cose stes-
se, e noi possiamo utilizzare i luoghi e le immagini rispettivamente come la tavo-
letta cerata e le lettere scritte su di essa.

(Cicerone, De oratore II, 351-54)

 

“Tre pali e una bandiera, alcuni mobili e coperte”: la carovana è pronta per dirigersi verso il pezzo di terra promessa. Fu, questo, un percorso invisibile tracciato cinquantasette anni fa dagli zoccoli di cavalli rivestiti da stoffe. Una striscia di suolo segnata dall’impronta statale, la cui anonimità è smascherata solo pochi giorni dopo l’occupazione e battezzata con il nome La Victoria.

Si delinea, per la prima volta nella storia dell’America Latina, una nuova forma spontanea di accesso alle abitazioni, per mano di quei settori popolari esclusi dal mercato capitalista: le tomas del terreno (...)